La mia scuola elementare 50 anni fa
La scuola elementare di Acquarica del Capo(LE) era in via Epifanio Coletta in un vecchio
e austero fabbricato.La bidella,ricordo, era una vecchietta di nome Vetrusa che aveva
il compito di tener pulita tutta la scuola, riempire d'inchiostro i calamai
dei banchi quando mancava.
La bidella!
Io la ricordo con affetto,
arzilla, con due occhi intelligenti;
vestita quasi sempre con un vestito lungo,nero e un grembiule.
Era sempre indaffarata e ci sgridava quando
parlavamo ad alta voce oppure correvamo su per le scale.
Ci voleva bene, però!
Se qualcuno si sentiva o si faceva male lei era la prima a prodigarsi e a intervenire.
Era una sicurezza: Sapere che si poteva contare su di lei, per noi ragazzini
era fondamentale. Quante volte si ricorreva a lei per ogni problema, come
quello per esempio del pennino che si spuntava: allora il maestro la chiamava e
lei ce ne dava uno nuovo.
Oltre la bidella ricordo con affetto due miei insegnanti: il maestro Ciccio MARZO
e il maestro Totò MAGGIO.
Il primo mi ha insegnato a leggere e a scrivere nei primi due anni di scuola. il secondo mi ha aperto gli occhi verso nuovi orizzonti del sapere. Ognuno di loro comunque ha contribuito alla mia formazione culturale e sociale.
L'aula
C'erano ovviamente i banchi, fatti di legno a due posti col piano di scrittura
inclinato e con la spalliera rigidamente verticale. Sotto questo piano c'era un vano in
cui si potevano riporre i libri e i quaderni.
Nello scrittoio,in alto,c'era un buco con un calamaio in vetro dentro il quale,ogni
mattina, la bidella versava l'inchiostro. Per scrivere, infatti, si usavano delle
cannucce in cui erano infilati dei pennini di metallo che venivano intinti
nell'inchiostro. Spesso cadevano delle macchie sul foglio e allora si doveva usare
la carta assorbente e la gomma stando bene attenti a non "fare i buchi"!
In fondo all'aula era situata la cattedra di legno anch'essa sistemata su
una pedana sempre di legno. In un angolo accanto alla cattedra c'era la
lavagna,enorme,fatta di lava nerissima, sostenuta da un tre piede.
La bacchetta del maestro:guai ai ritardari
Appena si entrava in classe si faceva il segno della croce e
le preghiere e poi tutti seduti. Aprivamo il libro per la lettura
oppure il quaderno per scrivere il Dettato.
Ogni mattina il maestro passava a controllare la pulizia delle mani dei
suoi alunni e, se le trovava sporche....giù bacchettate!
A scuola non si doveva arrivare mai in ritardo.
A parte che si trovava il portone chiuso,ma anche
bussando e facendosi aprire dalla bidella
quando entravi in classe se non davi una giustificazione più che esauriente
il maestro ti puniva con la sua bacchetta oppure ti faceva
tornare a casa e quel giorno era un giorno di scuola perso!
I maestri erano molto rigidi,specie riguardo il comportamento di noi alunni
ed esigevano attenzione e compostezza.
Quando il maestro sgridava ci si doveva mettere sull'attenti e
non ribattere mai perchè altrimenti la sua punizione era severissima:ti dava
certe bacchettate sulle mani che ti faceva lacrimare dal dolore
oppure se lo sgarbo o la mancanza era piuttosto grave allora ti faceva inginocchiare
dietro la lavagna su dei sassolini che ti procuravano un dolore atroce.
Mancava il sorriso e certe volte anche il buon senso!
|
|
Forse si viveva in un periodo che risentiva ancora del freddo dei primi anni del dopo-guerra. Quasi tutti gli insegnanti della mia scuola erano stati d'ispirazione fascista; Allora molte persone lo erano state,certe volte anche contro la loro stessa ideologia politica perchè, raccontava il mio papà,nel periodo fascista si era "consigliati" a farsi la tessera fascista,specialmente quando quest'uomo aveva un'attività commerciale.....
Ricordi scolastici di oltre 50 anni fa.
Un tempo le cartelle erano di cartone,
chiuse da una cintura di pelle.
I più poveri non avevano neppure la cartella ma solo
il libro e i quaderni sotto braccio. L'astuccio era formato da una piccola scatola
di legno contenente una matita che doveva durare molto tempo, una
penna col pennino estraibile, il quale
si spuntava con molta facilità quando cadeva poi c'erano la gomma e una boccetta
d'inchiostro per i compiti a casa.
|
|
Scrittura minuta per non sprecare carta!
Molti ragazzi cercavano di scrivere il dettato il più piccolo possibile,per consumare
il quaderno il meno che si poteva in quanto consapevoli
delle enormi difficoltà che c'erano a comprarsene un'altro.
Io, per la verità sono stato più fortunato sotto questo aspetto perchè non avevo questo
tipo di problema:a me i quaderni non mancavano,perchè papà avendo il negozio di
generi alimentari li vendeva.
Anzi a tal proposito mi ricordo che quando papà mi faceva rimanere al negozio
io approfittavo a leggere le avventure,a puntate, dei vari personaggi scritti
sul retro della copertina.
Ricordo,con nostalgia, che lessi tutte le puntate
del CUCCIOLOe rimasi male quando il piccolo capriolo fu ucciso dal
padre del ragazzo,
perchè mangiava tutti i semi
del raccolto.
Ma ritorniamo a ... scuola.
Quando andavo a scuola avevo un libro,due quaderni, uno a quadretti per i numeri
e uno a righe per scrivere i dettati.
Inoltre avevo anche un astuccio di legno nel quale
c'era la cannuccia col pennino, la matita con gomma rosso-pallido posta ad una estremità
e i colori "Giotto" per disegnare e colorare. Il tutto era unito
da una cinghietta elastica.
L'ora di musica
Il maestro ci parlava spesso di patria. Si continuava ad infondere l'amore patrio
cantando "il Piave mormorava" risalente alla prima guerra mondiale oppure
"Andiamo a tavola" e farci capire di mangiare quanto basta....(in quel periodo di crisi
generale!!!) o stare sull'attenti
e cantare "Arriva il Direttor" dipingendolo come "l'uomo di valor"...
....e i nostri
maestri non erano pure loro
"uomini di valor?".(!)
Canzoni di una volta
24 Maggio
Arriva Il Direttore
Andiamo a tavola