La casa de li 'nanti sciuti

la tipica vecchia casa greco-salentina non é mai a contatto con la strada: un artistico portale la separa da questa, immettendo in un cortile (di forma quadrata o rettangolare) che costituisce con le abitazioni la casa a corte plurifamiliare,comprendendo un pozzo comune, il retrostante giardino, le stalle, gli ovili, i pollai.

L'abitazione, quasi sempre a piano terra,veniva costruita con l'utilizzo della pietra locale (detta pietra leccese), che era tenuta insieme da un impasto di argilla.
I muri venivano imbiancati a calce mentre il pavimento era costituito da lastre levigate di pietra.
Il soffitto, prima costruito con canne e tegole, venne sostituito col tempo da quello in muratura del tipo a "volta", a "botte", o a "stella".
Nel pavimento venivano scavate alcune buche coperte da botole, e adibite a granili o a depositi per le derrate alimentari. Nella tenera roccia calcarea venivano inoltre scavate delle pile per la conservazione dell'olio; in ogni abitazione non poteva mancare un enorme camino sotto la cui cappa sedevano i familiari e gli ospiti, durante le lunghe sere invernali. I pochi mobili erano in legno d'olivo o di quercia.

L'INTERNO DI UNA VECCHIA CASA

L'interno delle case di un tempo presenta notevoli differenze rispetto alle moderne abitazioni.
Entrando in queste case si notano differenze già nella porta di ingresso infatti, oltre alla classica serratura "NSARRAIA", vi è la presenza di un ferro a scivolo (denominato "CANE") che serve per chiudere più sicuramente la porta, inoltre in alto, sul muro d'entrata, si nota un ripiano, ricavato nella muraglia, chiamato "PERTICA".
Elemento immancabile ed importante per il riscaldamento e per la vita familiare era il caminetto "FOCALIRE", sormontato da un ripiano rialzato di 5 cm di larghezza chiamato "GEMMANIA".

Di notevole importanza doveva poi essere una cavità, ricavata sempre nella muraglia, denominata "STIPU" che fungeva da credenza.
Il tipo di copertura delle case è completamente diverso da quello attuale. Qualsiasi tipo di costruzione presenta copertura denominate a stella o a botte.
Nella famiglia greco-salentina il padre aveva una posizione preminente, mentre alla moglie, pur essendo importante per l'educazione dei figli (che potevano raggiungere il numero di 13-14) e per la conduzione dell'economia domestica, era riservata una posizione subalterna. La stessa posizione veniva riservata alle figlie femmine nei confronti dei maschi e di tutta la prole nei confronti del primogenito. L'abbigliamento degli uomini (quasi sempre col volto rasato) era costituito da pantaloni corti e stretti, con il resto delle gambe coperto da calze a maglia variopinta; il corpetto e la giacca corta erano orlati come i calzoni da un nastrino nero, mentre il bavero della giacca era impreziosito da un bordino di velluto scuro. In testa avevano il cappello frigio a forma di cono con la punta ripiegata sull'orecchio destro.
Il colore del vestito era sempre turchino, mentre il tessuto poteva essere di lana o cotone.
Le donne avevano una lunghissima vestaglia, stretta da una cintura interna a cui era appesa una piccola borsa in tessuto. La gonna, con una serie di grandi pieghe, andava ad unirsi al corpetto aderente e moderatamente scollato; i loro capelli neri erano raccolti dietro la nuca e divisi da una scriminatura dritta. Sulla testa avevano inoltre un fazzoletto, che era scuro per le più anziane, colorato per le più giovani.
A Martano é rimasto tuttora il toponimo di "Largo Pozzelle", come anche in tutti i paesi grecanici sussistono toponimi greci per indicare vie, appezzamenti di terreno, masserie, ecc. a prova della diffusa grecità di un tempo.
La piazza-mercato rappresentava, all'interno del villaggio , il centro della vita economica e sociale. Nei tempi passati pare che in ogni paese della Grecia si svolgesse un'attività predominante: a Calimera per esempio vi erano i carbonai, a Sternatia gli esperti di fuochi artificiali, a Martano i calzolai, a Melpignano molti addetti all'estrazione della pietra, mentre i castrignanesi si dedicavano al commercio di stoffe e tessuti.
Di grandissima importanza per le donne della Grecia Salentina era l'arte della tessitura, in cui si erano cimentate figure illustri della antica Grecia, quali Penelope ed Elena.Il territorio della Grecia Salentina certamente suggestivo, ma aspro e tormentato, venne a lungo adibito a pascolo; fra le coltivazioni più importanti vi era quella dell'olivo, del grano, del foraggio, della vite, e in tempi più recenti del tabacco.
Durante l'estate, per mantenere l'acqua fresca, venivano costruiti appositi pozzi, in cui si alternavano strati di neve a strati di paglia; per l'uso quotidiano l'acqua veniva mantenuta fresca in orci di terracotta non smaltata. Questo accadeva grazie al noto principio secondo cui, trasudando lentairiente dalle pareti porose ed evaporando all'esterno, l'acqua che restava nell'orcio diveniva sempre più fredda.
Erano le stesse donne a provvedere al rifornimento idrico, attingendo l'acqua da una serie di pozzi comuni presenti ancora oggi in molti paesi.

LA CUCINA

Era un vano non molto grande con copertura a botte o stella e presentava un grande "focalire" (camino) ricavato in una muraglia profonda circa 80 cm. Non presentava ornamenti particolari e l'arredamento era limitato all'essenziale. In genere vi era una "bbanca" (tavolo rudimentale in legno) per pranzare, delle "segge" (sedie in legno impagliate) e una credenza.
Alcuni utensili della cucina erano appesi con chiodi ai muri laterali altri venivano conservati nella credenza o nello stipo altri ancora trovavano posto all'interno o nelle vicinanze del camino. Caratteristici erano i "pasoti" (tronchi d'albero o blocchi di pietra levigata) e i "vancuteddhi" (piccoli banchetti in legno) usati per sedersi.

LA STANZA DA LETTO

La stanza matrimoniale era la più appartata, e nel suo interno era presente un grande letto con l'intelaiatura in legno o in ferro battuto. Su di esso era adagiato un enorme materasso colmo di lana grezza o di foglie di mais secche, ingentilito da una coperta di panno variopinto. Nella stanza, appese alle pareti o appoggiate su un apposito ripiano, vi erano alcune litografie a carattere biblico e le foto della fitta schiera dei parenti defunti

Alcuni mobili presentavano disegni e decorazioni, il letto "LU LETTU" era affiancato al muro con decorazioni o disegni sulle testiere e sulle pediere.
Rispetto ai letti moderni era molto più alto e il materasso (SACCUNE), che era pieno di foglie di mais, era sostenuto da due assi in ferro o in legno chiamati "TRASTEDDHI". Affiancati al letto c'erano due comodini (COLONNETTE) alti circa 1 m con la presenza di due cassetti dove si mettevano alcuni oggetti utili per la notte come il vaso da notte "LU CANTARU".
Altro componente della stanza era un comodino più grande (CUMMÒ), alto circa m 1,40-1,50 e largo circa 1m; presentava diversi cassetti dove veniva conservata la biancheria e i vestiti. Sul "CUMMÒ" si poteva trovare una campana di vetro che racchiudeva un Santo o la Madonna. Ai lati della stanza si trovava una cassa alta circa m 1,20 e larga 1m; poi c'era il cassone (casciune) che era di dimensioni più grandi della cassa, lungo m 2,20, alto 80 cm e profondo 90cm anche questi servivano per conservare biancheria. Agli angoli della stanza si poteva trovare l'ANGOLIERA, dove si appoggiavano i vasi; essa aveva due ripiani che venivano mantenuti da alcune aste di legno. In un'angolo era costruito anche lu "FOCALIRE".
Esso rappresentava un punto fermo per tutti i componenti della famiglia,i quali si riunivano vicino al focolare acceso specie d'inverno per raccontare le vicissitudini del lavoro svolto in mattinata.Le donne cucinavano, ci si scaldava nelle fredde giornate d'inverno. Inoltre le donne sotto il focolare si bollivano l'acqua per fare il bucato con l'utilizzo de lu "cofanu".

IL GIARDINO

Occupava la parte retrostante della casa in esso si notava la presenza della pila (lavatoio) slavata in un blocco di pietra "lecciso", il bagno (costruzione in tufi rettangolare alta circa m. 1,80 e larga 1 m. circa) con fossa a perdere e con una tenda che serviva a chiudere l'entrata riparandola dalla vista.
Il pozzo, sempre scavato a mano, era presente in tutti i giardini perché non vi era acquedotto e le persone attingevano l'acqua sorgiva (allora potabile) per gli usi familiari. Il postale (specie di parapetto), la trozzula (carrucola in legno o ferro) gli nsarti (funi o catene) e il secchio in lamiera oltre ai crocci (specie di uncini per prendere il secchio caduto nel pozzo) erano gli attrezzi principali del pozzo.
Piante mediterranee erano diffuse nell' ortale: non mancavano alberi di fico, (le fiche), di melograno (le site) i limoni e le caroselle mentre la parte restante veniva utilizzata per la piantagione di fave, finocchi, cicorie e comunque di un poco per le esigenze della famiglia.