Usi e Costumi
La Grecia Salentina, unica nel suo genere per il suo idioma, costituisce un polo d'attrazione culturale per la presenza di svariate tradizioni, usi e costumi. Come molti altri popoli, anche i Greco-salentini hanno una cultura intrisa di riti magico-religioso, rituali che sfociavano nella più bieca superstizione. La stessa presenza di menhir, dolmen, o di enormi cumuli di pietre risalenti all'età del bronzo, hanno sviluppato nel Salento una particolare attenzione verso il mondo dell'ignoto, tanto che i vescovi bizantini fecero scolpire delle croci sulla sommità degli stessi menhir, proprio nel tentativo di debellare gli antichi riti precristiani. Un tipico esempio di rito magico-religioso è ancora oggi presente a Calimera nella chiesa di San Vito, nel cui interno si trova un masso con un foro centrale attraverso cui, ogni lunedì dopo la Pasqua, passavano i malati per guarire, i penitenti per la remissione dei peccati, e le donne per ottenere la fertilità. Molto popolare è stato il culto del fuoco, come testimonia la "focara" (il falò) che si tiene ogni anno a Zollino (in cui la figura di Prometeo, l'eroe che rubò il fuoco a Zeus per donarlo agli uomini, viene sostituita da quella di S. Antonio da Padova. Le focare o focareddhre si svolgono di solito il 19 marzo in onore di S. Giuseppe, ma la consuetudine cambia da paese a paese. Il termine focara indica un grande falò durante il quale viene bruciata, secondo la tradizione, tutta la legna da ardere che non è stata utilizzata d'inverno.
Le focare hanno un altissimo valore simbolico; si collegano infatti ad antichi riti propiziatori e di purificazione fatti con il fuoco, antiche cerimonie pagane che la Chiesa ha cristianizzato legandole al culto di S. Giuseppe. Secondo la tradizione, le focare venivano accese dalla gente per far riscaldare il povero santo che non possedeva nulla e, per l'occasione, gli si offrivano anche cibo e bevande preparate Nel Salento la tradizione delle focare si perpetua anche in occasione di festività popolari, ma la focara per antonomasia resta quella di Novoli che si tiene il 17 gennaio in onore di S. Antonio, la cui realizzazione impegna tutti i cittadini e il cui spettacolo richiama curiosi da tutto il Salento. Tra le forme di superstizione vale la pena citare una tipica usanza presente un tempo a Castrignano dei Greci: al braccio delle donne incinte veniva legata la cosiddetta "petra prena" (pietra delle gestanti), la quale impediva l'aborto e agevolava una buona gravidanza. Inoltre era in uso strizzare i capezzolini alle neonate per favorire la secrezione del latte in età adulta. La fantasia popolare voleva che alcune persone, e in special modo donne, fossero dedite al mondo dell'occulto, e che mediante le loro pratiche esoteriche potessero influire sul destino degli uomini o far mutare il corso agli eventi.Nella Grecia Salentina, l'antico ruolo di Cassandra, del'oracolo di Délfi e della Sibilla Cumana è stato ereditato dalla sinistra figura della "masciara" , le cui nefande gesta facevano rabbrividire. Si racconta che simili personaggi dediti alla magia avessero potere addirittura sui lupi, sui pipistrelli, sui gatti, sulle civette, sui gufi e fossero in grado non solo di far sbocciare l'amore, ma di provocare anche la morte di persone o capi di bestiame. Per i loro incantesimi si servivano di fatture, scongiuri o filtri in cui venivano usati capelli, unghie, peli delle ascelle o del pube, sangue mestruale e quanto altro di più raccapricciante si potesse immaginare. Le masciare suscitavano nel popolo un misto di credulità e ribrezzo, nonché stati d'animo contrastanti, ben riassunti nel vecchio detto popolare: "lo non ci credo, però non si può mai sapere". Più che di esseri diabolici si trattava di ciarlatani, emarginati, o comunque di gente dotata di una fervida fantasia. Alcuni rimedi contro il malocchio consistevano nell'evitare i gatti neri e il numero 17; appendere una staffa di cavallo o una coda di volpe alle pareti; lasciare una falce o una scopa fuori dall'uscio di casa, per impedire alle streghe di entrare nelle case. Queste infatti avrebbero dovuto contare prima tutti i dentini della falce o le pagliuzze della scopa, operazione che avrebbe richiesto molto tempo e che, protraendosi fino all'alba, avrebbe causato la perdita dei poteri da parte delle streghe. Sappiamo che a Carnevale ormai finito, con il mercoledì delle Ceneri inizia la Quaresima, il periodo di quaranta giorni prima della Pasqua. Nel tempo passato nel nostro paese ed in quelli della "Grecìa salentina", all'inizio della Quaresima, nei primissimi minuti del mercoledì delle Ceneri, faceva la sua triste comparsa, sulle terrazze della case, la Caremma, un fantoccio di paglia con gli abiti neri o scuri da vecchia che raffigurava una donna brutta e sdentata.
La Caremma, così detta nel nostro dialetto, equivalente al termine Quaresima, aveva in mano la "cunucchia e lu fusu" e nell'altra una patata o un'arancia in cui erano conficcate sette penne di gallina, una per ogni settimana della Quaresima. Ogni settimana se ne toglieva una, l'ultima penna veniva sfilata a Pasqua, quando finalmente il fantoccio veniva bruciato tra l'allegria di tutti. La Caremma ha un legame con la mitologia greca classica e rappresenterebbe una delle tre Parche, Cloto, che teneva in mano la conocchia e filava il destino degli uomini. La nonna, che racconta sempre tante cose del passato, spiega che la Caremma serviva a ricordare ai cristiani che la Chiesa stava vivendo un periodo di penitenza e di lutto, per cui le feste ed i godimenti dovevano essere eliminati e si dovevano affrontare giorni di digiuno e di sacrificio, dopo la festa e la baldoria del Carnevale. Era inoltre un rudimentale calendario per mezzo del quale si teneva il conto delle settimane prima di Pasqua. Legata al culto della Caremma è la cuddhrura, una sorta di pane dolce che si prepara durante la settimana santa e si consuma il giorno di Pasqua o il lunedì dell'Angelo. Il dolce è guarnito con uova sode e può assumere svariate forme, come un cestino, un pupazzo, una bambola oppure un cuore, giacché veniva regalato quale pegno d'amore dalle giovani donne ai futuri mariti.